“La teoria del tutto”


Per fare un tavolo ci vuole il legno
per fare il legno ci vuole l’albero
per fare l’albero ci vuole il seme

Tutti conosciamo questa canzone di Gianni Rodari che insegna una cosa quanto mai elementare e per nulla scontata: spesso ci dimentichiamo di vedere l’infinito che c’è dietro le cose e che le ha portate ad essere ciò che sono!

Dio che ama da morire, pianta sempre semi di speranza perché gli uomini possano sempre avere vita. Il seme che Dio coltiva è un seme d’amore, il quale può germogliare e produrre altri semi se sa sacrificarsi e morire, cioè se porta in sé il desiderio di vita. 

Ci sono due qualità del morire: una sterile, e una fertile che “porta frutto”.
Il morire sterile appartiene a quei semi che non hanno desiderio di vivere o di far vivere: pensiamo a quanti compiono il male perché arrabbiati con qualcuno o con se stessi, pensiamo a quanti con furbizia cercano di scavalcare qualcun altro, di prenderlo in giro, ecc.

C’è poi il morire fertile tipico di chi smette di essere quello che è per essere migliore, comportandosi come esempio per altri che a loro volta faranno lo stesso in futuro, o permettendo che della loro migliore condizione possa beneficiarne qualcun altro. 

È il caso del seme: se non smette di essere seme non metterà mai le radici e non potrà mai diventare una pianta che crescendo diventerebbe un albero capace di fornire il legno all’uomo; l’uomo avrebbe difficoltà a trovare e impiegare il legno che gli è utile per vivere meglio (costruire, riscaldarsi, cucinare, ecc.).

Così è per il bruco: se non smette di essere bruco non potremo mai avere le splendide farfalle; l’ecosistema non potrebbe godere del loro beneficio per l’impollinazione e per il controllo naturale dei parassiti. Inoltre, le farfalle sono cibo per gli uccelli, pipistrelli e altri animali: se esse cessassero di esistere tutto sarebbe scompensato.

Infine dobbiamo pensare al bambino: se non cessa di essere bambino e non cresce, da chi sarebbe governata la terra? Come andrebbe avanti il mondo? 

In questo Vangelo (Gv 12,20-33) il centro non è la morte, ma la vita! La morte non è altro che un passaggio, la trasformazione da una condizione a un’altra migliore che è a vantaggio di molti!

Se Gesù non avesse fatto lo stesso, se Gesù non avesse lasciato la sua vita terrena, non sarebbe potuto risorgere, e la sua esistenza non sarebbe servita a nulla. Invece, Gesù passando per la morte ha potuto trasformarla grazie alla potenza della risurrezione che ha fatto nuove tutte le cose. Ciò che ha mosso il Signore ad andare in croce perché tutto questo accadesse è stato il suo amore per ciascuno di noi. Tutto ha origine nell’Amore.
  • Cosa potrei far morire della mia vita vecchia per assumerne una nuova?
  • Cosa mi impedisce di passare dalla presente condizione a quella migliore?
  • So prendermi le mie responsabilità?
  • Quello che faccio è utile solo a me, oppure anche altri possono beneficiarne?

d. Domenico