InstaVangelo del 18/11/2023

Lc 18,1-8

Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 

«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. 

Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». 

E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

*

Mi è capitato tante volte (e mi capita ancora) di dover pregare quando non ne avevo voglia, quando non mi sentivo ascoltato e realizzato dal Signore. Credo sia una sensazione comune a tante persone.

Eppure, Gesù dice oggi di pregare sempre, senza mai stancarci. È come se ci incoraggiasse a continuare a pregare perché, di fatto, lui ci sta ascoltando, ma dobbiamo solo avere pazienza che i suoi tempi e i suoi modi si palesino.

L’invito a continuare a pregare con insistenza, prima che una necessità di veder realizzata la nostra richiesta, è un modo per continuare a formare il nostro cuore e i nostri occhi al suo modo di amare e di agire. Infatti, se non vediamo la sua opera è perché non abbiamo sviluppato il suo sguardo, non ci siamo ancora conformati al suo cuore, siamo, insomma, troppo presi da noi stessi e dai risultati che noi vogliamo così come sono nella nostra testa.

Ne deriva, allora che la preghiera di cui parla Gesù è, in realtà, l’insistenza, la costanza, della preghiera. Gesù vuole che diventiamo testardi nel pregare, non nell’esecuzione e nella prestazione delle modalità, ma nel senso della preghiera che deriva dal continuo provare e riprovare, tentare e ritentare fino a ad entrare nel ragionamento di Dio e del senso che ha lui di preghiera, ossia di parlare per conoscere l’interlocutore, ovvero Dio stesso.

Questo comporta la forza di andare contro ogni pensiero che ci spinge e ci convince a non farlo più perché ci sentiamo di parlare da soli e di perdere tempo.

Spesso quando preghiamo, specie se non siamo abituati a farlo, ci capita di avere i sentimenti di quel giudice della parabola “che non temeva Dio e non aveva rispetto di nessuno”. In partenza, a volte, iniziamo la preghiera col dubbio che qualcuno ci stia ascoltando e ci realizzerà. Ci sentiamo già rifiutati nella nostra volontà anzichè accolti come figli. E sembra che chiediamo giustizia, ma riceviamo indifferenza.

Ma se il giudice cattivo ala fine cede all’insistenza della richiesta, perché non dovrebbe farlo Dio che è Padre misericordioso, Amore, ed è il “Dio con noi”?.

Per questo spesso le nostre preghiere “non funzionano”, perché mancano di convinzione, di fiducia, di insistenza che vengono subissate presto dallo sconforto e dallo scoraggiamento di non vederci subito esauditi. Ecco perché Gesù conclude: “Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?”.

  • e la tua preghiera com’è?

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