Il Buon pastore e il mercenario

Questa Domenica Gesù propone la figura del Buon pastore e ci indica che solo chi è davvero in ascolto della Parola del Signore sa riconoscere la voce del Vero pastore e lasciarsi guidare. Da qui impara a essere a sua volta pastore buono. Solo Gesù, Pastore Buono, può insegnare come si ama, perché il Buon pastore non è un mercenario, ossia uno che fa quello che deve solo perché gli è stato chiesto e anche se non gli importa nulla lo esegue solo perché ha ricevuto un potere, un incarico, e viene pagato per questo. Perciò il mercenario non si preoccupa se maltratta le pecore e se queste, spaventate e disorientate, prenderanno strade sbagliate, tanto il mercenario userà la forza con cui le sferzerà e le bastonerà convinto di riportarle all’ovile. Nel tempo questo risultato porterà all’improduttività di quelle pecore, se non alla morte o alla deriva.

In greco l’aggettivo usato per il Buon pastore è “bello”, quindi il Bel Pastore, ossia colui che guida alla bellezza e nella bellezza. Le pecore hanno piacere a farsi guidare da lui, perché non avvertono pericolo. La docilità delle pecore nasce dalla sintonia che si crea spontaneamente col cuore del Bel pastore, perché non sa fare altro che amare.

Chi di noi vorrebbe essere violentato o sentirsi maltrattato da quella persona nella quale vorrebbe riporre fiducia? Chi di noi darebbe fiducia a qualcuno che impone di essere obbedito sempre e solo con durezza e giustizialismo?

Le domande che questo Vangelo ci suscita sono:

  • da chi mi faccio guidare?
  • come mi sento guidato?
  • vedo la bontà e la bellezza in chi mi guida?
  • la fiducia che provo è interessata o spontanea?

Allo stesso tempo chi è chiamato a guidare deve chiedersi:

  • come sto guidando?
  • mi prendo cura di chi sto guidando? Com’è avvertita questa cura dal mio “gregge”?
  • so conquistarmi la fiducia del mio gregge o la impongo con forza?

La pecora è semplice e docile, ma non è stupida.

don Domenico Bruno