Fragili ma amàti

Nella prima lettura (cfr. At 10,25-26.34-35.44-48) Cornelio vede arrivare Pietro e gli va incontro, gli si getta ai suoi piedi per rendergli omaggio. Pietro non si vanta di questa, ma lo tira sù dicendogli: «Àlzati: anche io sono un uomo!».

Capita di vedere uomini di Chiesa che amano farsi omaggiare, riverire, quasi osannare: coloro che dovrebbero portarci a Gesù per il quale e del quale sono servitori, a volte sembra che vogliano farsi servire. Se la loro umanità a volte fa scadere in questa assurdità, spesso anche le persone che circondano questi uomini hanno dei comportamenti di esagerata riverenza nei loro confronti. Pensiamo alle cortesie, ai favori, ai servigi loro riservati da quegli uomini e donne che non servono Cristo nel suo ministro, ma servono la persona del ministro per trarne dei benefici umani. È una tentazione.

Pietro ci insegna un atteggiamento di grande umiltà: dice a Cornelio di alzarsi e di vedere in lui un uomo come tutti, che però Cristo ha voluto redimere e trasformare. La grandezza di Pietro è stata quella di lasciarsi trasformare dal Signore.

A volte, molti uomini e donne di Chiesa dimenticano che sono servitori di Cristo e confondono il loro servizio come potere e lo antepongono all’umanità e alla misericordia che sono stati chiamati a servire e ad esercitare.

Questo non ci deve scandalizzare, perché spesso subito tendiamo a condannare questi ministri che si sono lasciati tentare umanamente dal potere e ci lasciamo tentare anche noi nel fare di tutta un’erba lo stesso fascio, come si suol dire. Non tutte le persone sono uguali, quindi non tutti i ministri si abbandonano alla tentazione… molti lottano con essa e spesso quella lotta non la vediamo. Quanta mortificazione che provano proprio quei ministri di Dio che cercano di fare sul serio.

Per questo Gesù nel Vangelo dice: amatevi come io vi ho amati, ossia senza giudizio, senza presunzione di essere superiori a nessuno, perché in ogni situazione rischiate di mettere un piede in fallo.

Amare come ama Dio significa considerare l’uomo quale creatura meravigliosa però fallibile, ma proprio per questo più bisognosa di amore. L’amore ci risolleva, dà sempre nuove possibilità, l’amore si prende cura, l’amore ci aiuta a crescere, l’amore ci aiuta a essere pazienti, lungimiranti, accoglienti… l’amore ci aiuta a capire che anche se sbagliamo possiamo sempre ricominciare, perché l’amore è vita e non morte, l’amore è servizio e non asservimento…

«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga». Gesù sta dicendo che per amore siamo chiamati a donare un amore i cui frutti restino per sempre…

L’amore semina frutti buoni, ma difficilmente li raccoglie, anzi si preoccupa che li raccolgano altri, perché l’amore non è egoista, ma generoso. Forse è per questo che non sappiamo amare in modo profondo e completo.

Amore vero e disinteressato è solo Dio, noi siamo chiamati a imitarlo avendo coraggio di andare contro le logiche del mondo.

  • e tu hai il coraggio di amare come ama Dio?

don Domenico Bruno