Lc 2,41-51
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.
*
Ciò che caratterizza il cuore di Maria è la capacità di “custodire”. Nel suo cuore di madre, Maria ha sempre custodito Gesù, con ciò che della sua vita e della sua missione veniva pian piano a dispiegarsi. Ma dal momento in cui, sulla croce, Gesù l’ha costituita madre di tutta l’umanità, il cuore di Maria si è dilatato, fino ad accogliere e custodire tutti noi suoi figli, che da ogni parte del mondo facciamo risuonare quelle antiche parole che l’angelo Gabriele pronunciò per la prima volta: “Rallegrati, piena di grazia” (Lc 1,28).
Anche noi siamo uomini e donne chiamati – come Maria – a custodire non solo degli oggetti, ma anche e soprattutto delle persone. Ed ecco che dalla Madonna apprendiamo qual è la condizione necessaria per essere custodi: il silenzio.
Tante volte, presi come siamo da quel vortice di messaggi, notizie, audio, video, facciamo davvero fatica a ritagliarci uno spazio di silenzio, in cui custodire, rileggere, interpretare ciò che ci è accaduto, ciò che abbiamo vissuto, detto, ascoltato.
Spesso, abituati a condividere pubblicamente sui social ciò che ci accade, possiamo sperimentare qualche difficoltà nel custodire anche ciò che gli altri ci confidano.
Dovremmo invece imparare da Maria a coltivare quel silenzio che ci faccia abitare di più e meglio la nostra interiorità. Allora oggi puoi pregare con queste parole di don Tonino Bello: «Santa Maria, donna del silenzio, ammettici alla tua scuola. Tienici lontani dalla fiera dei rumori entro cui rischiamo di stordirci, al limite della dissociazione. Preservaci dalla morbosa voluttà di notizie, che ci fa sordi alla “buona notizia”. Rendici operatori di quell’ecologia acustica, che ci restituisca il gusto della contemplazione pur nel vortice della metropoli».
Michele Pio Castagnaro
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