Sabato 18 Gennaio 2025 – I Settimana TO
Mc 2,13-17
Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
*
Gesù si siede a tavola con i peccatori e con Levi, un pubblicano, cioè un uomo visto come un traditore perché collaborava con i romani per riscuotere le tasse. In quell’epoca, il gesto di sedersi a tavola era profondamente simbolico: condividere un pasto significava accogliere l’altro come un proprio pari. Gesù sconvolge così le convenzioni sociali, mostrando che nessuno è escluso dal suo abbraccio.
Oggi anche noi tendiamo a fare “liste” di persone che riteniamo degne o indegne della nostra amicizia. Frequentiamo chi ci assomiglia, chi ci conferma nelle nostre idee, chi non ci sfida mai. Ma nel profondo, non siamo anche noi, a volte, come Levi? Ossia, ci sentiamo inadatti, etichettati, incapaci di essere visti per ciò che possiamo diventare e non solo per ciò che siamo stati… Gesù, guardandoci, ci invita a fare due cose: accettare il suo sguardo che ci libera dai pregiudizi su noi stessi e sugli altri, e imparare a rivolgere lo stesso sguardo a chi incontriamo.
Origene, un padre della Chiesa, diceva che “Gesù non si scandalizza mai della nostra miseria, ma la ama come un medico ama curare i suoi pazienti”. Proprio come un medico, Gesù non vede un’etichetta, ma una possibilità di guarigione, di trasformazione. Ed è questo che oggi spesso manca nelle nostre relazioni: lo sguardo che va oltre l’errore, il gesto che non giudica ma accoglie.
E tu, nella tua vita, hai mai escluso qualcuno perché lo ritieni “inadatto”? E se provassi a sederti accanto a quella persona, proprio come ha fatto Gesù?
Alla tavola del Vangelo i muri cadono e tutto ricomincia.
don Domenico Bruno
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