Giovedì 1 Maggio 2025 – II Settimana di Pasqua
Gv 3,31-36
Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito.
Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.
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Oggi 1° maggio: festa dei lavoratori. E nella Chiesa è anche la festa di San Giuseppe Lavoratore. Un uomo che non ha mai fatto rumore, ma che ha cresciuto il figlio di Dio con le mani sporche di segatura. Un uomo come Giuseppe non lo metti in copertina per esaltarne le gesta, ma lo trovi dove le cose si tengono insieme: famiglia, fatica, fedeltà.
Nel Vangelo, Giovanni ci dice che Gesù viene dall’alto e “parla secondo Dio”. Il punto è che Dio non parla come chi urla, ma come chi lavora bene, con responsabilità. Come chi fa le cose a regola d’arte anche quando nessuno lo guarda.
E allora chiediamoci: che stile abbiamo nel lavorare? Solo portare a casa la giornata o sentire che anche lì possiamo vivere da risorti?
San Giuseppe non ha mai detto una parola nei Vangeli, ma ha detto tutto con la vita. Anche noi, nel nostro lavoro, che sia universitario, precario, creativo, faticoso, sottopagato, possiamo scegliere di “parlare di Dio” con l’etica, la cura, il rispetto.
In un mondo dove ancora si muore di lavoro, dove la sicurezza viene vista come fastidio, dove il burnout è normale, vivere la responsabilità è un atto di fede.
Negli Atti degli apostoli (At 5,27-33), Pietro dice: “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”.
Che tradotto oggi significa: scegli di non barare, anche quando è più facile chiudere un occhio. È lo stile di chi sa che lavorare non è solo “fare cose”, ma costruire il mondo con dignità.
Hai presente un pendolo? Se lo lasci fare, trova sempre il centro. Ma se lo forzi, si incastra.
Ecco: anche il tuo modo di lavorare parla di te. Non sei solo una mansione o un contratto. Sei persona! E ogni gesto, anche il più piccolo, può pesare come oro… o come nebbia.
Allora? Che lavoratore vuoi essere? Uno che sopravvive al lunedì o uno che costruisce qualcosa che resta? La risurrezione si vede anche in come si lavora.
don Domenico Bruno
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