Martedì 6 Maggio 2025 – III Settimana di Pasqua
Gv 6,30-35
La folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
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Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo?
Ecco, abbiamo sempre bisogno di segni, di qualcosa che ci stupisca, di effetti che ci attirino in modo spettacolare. Altrimenti passiamo oltre. Un pò come succede con i video sui social che devono attirare l’attenzione entro i primi 20 secondi.
Anche a Gesù chiedono questo: stupiscici, convincici. Ma Lui risponde fuori copione: «Io sono il pane della vita». Non effetti speciali, ma nutrimento. Non fuochi d’artificio, ma pane che sfama la fame più profonda.
È curioso che ai tempi di Gesù il pane, fatto con lievito madre, veniva preparato con gesti lenti, quasi rituali. Era vivo. Proprio come viva è la fame dell’anima, oggi più che mai.
I più grandi possono notare che le nuove generazioni hanno tutto, abbiamo dato loro tutto, ogni forma di benessere e di soddisfazione. Ma non ci accorgiamo che è affamata. Di senso, di autenticità, di sapere, di relazioni vere. Si accontentano di ogni cosa che vedono o sentono e non hanno la capacità di andare a fondo. E questa superficialità brucia come fuoco di paglia. Quindi loro, come anche noi ci sentiamo vuoti pure con il frigo pieno, stanchi anche dopo aver dormito. Eppure continuiamo a rincorrere segni, miracoli, successo, approvazione… Quando forse basterebbe fermarsi.
Gesù non ci dà qualcosa, ma ci dà se stesso. Pensaci: quando è stata l’ultima volta che ti sei lasciato davvero sfamare? Da Lui. Forse alla Prima Comunione, quando avevi il cuore ancora puro. Forse dopo la cresima, se ci sei arrivato. O Forse quando hai avuto un momento buio e non sapevi a chi appigliarti e hai lasciato che Lui ti dicesse qualcosa.
Stefano, nella prima lettura (At 7), dice di un pane duro, non tenero: «Voi sempre resistete allo Spirito Santo». Fa male, ma è vero. Anche noi resistiamo, perché la verità spiazza, taglia, ma libera.
Il vero miracolo non è un segno nel cielo, ma una fame che incontra il suo pane. Come una chiave che finalmente gira nella serratura.
E allora guarda le tue relazioni: hai fame di connessioni autentiche? Ma ti metti in gioco o solo in mostra? Il pane vero si condivide, si spezza, non si esibisce.
E vivere da risorti è proprio questo: avere il coraggio di lasciarsi amare senza prove. Di buttarsi nella vita, anche quando non capiamo tutto. Fidarsi è l’atteggiamento pasquale.
Forse oggi non ti serve un miracolo, ma solo sederti. E lasciarti nutrire.
Coraggio: se ti senti vuoto, non è una fine, ma potrebbe essere un invito a iniziare qualcosa di nuovo.
Hai provato a pensare che forse potresti scegliere di smettere di rincorrere e potresti provare a metterti in atteggiamento di ricezione? Forse devi cominciare a ricevere, ma c’è bisogno di umiltà e di fermarsi. Altrimenti sarai sempre distratto in cerca di riempirti e di brillare, come una stella che è morta ma continua a fare luce che man mano si affievolisce perché non ha più energia con cui alimentarsi.
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Tu, di quale energia ti stai alimentando?
Non serve brillare sempre, basta nutrire ciò che conta.
don Domenico Bruno
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