Lunedì 30 Giugno 2025 – XIII Settimana TO
Mt 8,18-22
Vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.
Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».
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Spesso abbiamo il desiderio di voler cambiare tutto, ma non vogliamo mollare niente. E così ci ritroviamo col cuore acceso e con i piedi ben piantati nel “ma”. Gesù è chiaro e tagliente in questo brano: due uomini gli si avvicinano e uno lo vuole seguire senza pensarci, l’altro chiede di aspettare il momento giusto… ma il Signore non fa sconti!
Non ci dice che non possiamo amare la nostra famiglia, anzi! Ma ci provoca: a chi stai dando il primo posto? Siamo cresciuti in un mondo che ci insegna a organizzare la vita come un’agenda perfetta, incastrando tutto: affetti, lavoro, Dio. Ma il Vangelo non è un impegno da pianificare, è una persona da seguire, adesso.
Pensiamoci: siamo pieni di relazioni, contatti, gruppi, storie… eppure spesso soli dentro. Abbiamo amici, ma fatichiamo a essere veri. Viviamo attaccati a mille notifiche, ma ci manca una voce che ci chiami per nome. Gesù, invece, ci guarda e ci dice: “Seguimi”. Senza condizioni. Ma non perché è duro, è che ama troppo per accontentarsi di mezze misure.
Seguire un rabbi voleva dire mollare tutto davvero: casa, lavoro, futuro. Non per fuggire, ma per imparare a vivere da dentro. Un discepolo dormiva dove dormiva il maestro, mangiava dove lui mangiava, respirava e viveva il suo ritmo. Oggi non ci chiede di scappare, ma di mettere ordine dentro: tra il “voglio” e il “posso”, tra il “sento” e il “scelgo”.
Pensa al pendolo di un orologio che oscilla da una parte all’altra, ma se smette di muoversi, tutto si ferma. Così siamo noi: in bilico tra “vorrei” e “non riesco”, tra “parto” e “rimando”. Ma se accetti di muoverti, anche solo un po’, il tempo ricomincia a scorrere.
Nella prima lettura (Gen 18), Abramo tratta con Dio come un amico: insiste, rischia, intercede. Non è remissivo, è coinvolto. Ecco la fede vera: non quella dei perfetti, ma di chi sta in relazione, osa, si espone.
Ricordati che anche per camminare abbiamo bisogno di perdere per un attimo i nostri equilibri.
don Domenico Bruno
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