Giovedì 17 Luglio 2025 – XV Settimana TO
Mt 11,28-30
Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
*
“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro…”
Hai mai provato a nuotare controcorrente? Ti sfianca. Ti blocca. Ti fa pensare che forse è meglio lasciar perdere.
Così capita nella vita. Ma è proprio quando stai per mollare, che Gesù ti guarda e ti dice: “Vieni qui. Respira. Ci penso io.”
Ma ci pensi che bello? E non è una fantasia, è un invito vero, diretto, rivoluzionario. Uno che, mentre il mondo grida “fai di più, sii di più”, Lui ti dice: “fermati, riposa, appoggiati a me”.
Viviamo immersi in una cultura della performance, dove se non corri abbastanza, sei tagliato fuori. E noi ci proviamo a tenere tutto in piedi: lavoro, studio, relazioni, corpo perfetto, Instagram aggiornato. Ma alla fine siamo stanchi. E anche un po’ vuoti specie quando non veniamo riconosciuti per quello che facciamo. E ci diciamo: “ma chi me lo fa fare”.
E Gesù questo lo sa. Non ti promette una vita facile, ma una vita vera.
Il “giogo dolce” di cui parla non è una trappola, è una relazione. All’epoca, i gioghi erano fatti su misura per i buoi: se non erano adattati bene, spezzavano il collo. Gesù ti dice che Lui quel giogo lo porta con te. Non da padrone, ma da compagno.
Qui è la differenza! Ci hanno educato a credere che Dio sia un peso, invece è Colui che alleggerisce. Che si prende cura di te quando tu non riesci nemmeno a guardarti allo specchio.
Come Mosè nel roveto ardente (Es 3,13-20), anche noi abbiamo bisogno di sapere con chi stiamo parlando. “Io sono colui che sono” dice Dio: cioè, sono la presenza eterna, ci sono. Sempre. Per te.
Ai tempi di Gesù, i rabbini usavano la parola “giogo” per riferirsi all’insieme di precetti religiosi da portare sulle spalle. Gesù stravolge tutto: il Suo giogo è una relazione d’amore, non una lista di doveri.
E oggi, in mezzo a dinamiche sociali piene di giudizi, silenzi passivo-aggressivi e relazioni “usa e getta”, il Vangelo ci sfida a vivere la differenza. Dobbiamo imparare a essere miti. Non finti “buonisti”, ma sviluppare la forza calma di chi sceglie l’amore anche quando costa.
– Allora: ti fidi abbastanza da smettere di lottare da solo?
don Domenico Bruno
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