Costruttori di ponti (III Domenica di Avvento anno A)

Domenica 14 Dicembre 2025 – III Settimana di Avvento anno A

Commentiamo le letture della III Settimana di Avvento anno A e il Vangelo secondo Mt 11,2-11.

In questi giorni del 2025 abbiamo visto aprirsi porte che non sono solo simboliche: l’Anno Giubilare ha rimesso al centro parole come pellegrinaggio, attraversamento, speranza concreta, e non è una notizia da sacrestia perché parla a una generazione che vive spesso bloccata tra “vorrei” e “non posso”.

La cronaca ci racconta spesso di giovani che cambiano città, lavori, relazioni, di giovani che si tolgono la vita o che la perdono a causa di eccessi, ma anche femminicidi e omicidi per l’assurdo “gusto di sperimentare cosa si prova”… la sensazione è quella di stare sempre su un ponte instabile, dove sotto c’è solo il vuoto e oltre c’è solo il nulla. Questo significa che per molti il cammino della vita si conclude con il nulla, senza domandarsi se dall’altra parte ci sia davvero qualcosa.

Oggi, III Domenica di Avvento, detta Gaudete, ovvero della Gioia del Natale che arriva, ci ritroviamo a guardarci negli occhi e a dirci: sì, la realtà è complessa, ma non siamo fermi. Nella prima lettura Isaia grida che il deserto fiorisce, nella seconda lettura Giacomo invita alla pazienza attiva dei contadini, mentre il Vangelo ci mostra Giovanni Battista in prigione che manda a chiedere a Gesù: “Sei tu quello che deve venire?”.

È una domanda scomodissima, perché nasce dal dubbio di chi aveva creduto forte. Eppure Gesù non si offende, non fa moralismi, ma indica segni: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i poveri sono evangelizzati. È come dire: guarda i ponti che si stanno costruendo sotto i tuoi piedi. Gesù in qualche modo sta riconoscendo al Battista il suo ruolo di cerniera tra il passato e il suo presente, un ponte con tutte le fragilità della carne umana, che vede gente che passa e si affida a lui che indica la direzione, nonostante sotto quel ponte ci sia l’acqua che fa paura, ma intorno c’è un cielo che promette.

Nel tempo di Gesù i ponti romani erano opere decisive: collegavano villaggi isolati, permettevano la vita, il commercio, gli incontri. Senza ponti eri tagliato fuori. Così è la fede: non ti evita il fiume, ma ti permette di attraversarlo. Sant’Agostino diceva: “Dio è più intimo a me di me stesso”, e allora la gioia cristiana non è euforia, ma scoprire che anche quando siamo in prigione come Giovanni, Dio sta già lavorando dall’altra parte.

Gaudete non significa “andrà tutto bene”, bensì “non sei solo mentre aspetti”. Nelle nostre dinamiche quotidiane questo si traduce in relazioni meno difensive, in messaggi non visualizzati che diventano dialoghi, in conflitti che non chiudiamo con un blocco ma con un passo avanti, magari tremante.

Quante volte anche noi nel lavoro, nell’amore, nelle scelte chiediamo: “Signore non capisco questa situazione, ma sei tu o devo aspettare altro”? La risposta di Gesù oggi passa dai segni piccoli: una riconciliazione, una passione che ritorna, un perdono che sblocca.

La gioia nasce quando smettiamo di pretendere certezze e iniziamo a riconoscere presenze, perché Dio arriva mentre siamo in cammino, non quando abbiamo tutto chiaro.

Quindi, coraggio: se oggi senti il ponte vibrare sotto i piedi, non tornare indietro. Forse è proprio il segno che stai andando verso qualcosa di vero, perché questo Avvento non promette assenze di problemi, ma una Presenza che rende attraversabile ogni fiume.

don Domenico Bruno

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