Sabato 31 Gennaio 2026 – III Settimana del Tempo ordinario (anno pari)
Mc 4,35-41
In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».
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Da un lato Natan e Davide, dall’altro Gesù nella barca che dorme mentre i discepoli si agitano per la paura. In mezzo a questi episodi la chiesa oggi ricorda San Giovanni Bosco, sacerdote e maestro dei giovani.
Nella prima lettura, Nàtan rimprovera Davide per essersi preso ciò che non gli apparteneva, ha calpestato la fiducia e la cura di Urìa per soddisfare un desiderio egoistico. Anche un re come Davide allora si trova a fare i conti con se stesso quando gli si dice: “Tu sei quell’uomo”.
Purtroppo, oggi come allora, viviamo la cultura del “prendo quello che voglio”, la stessa che vediamo oggi nei social, nello sport o nelle relazioni. Ci prendiamo tutto velocemente, senza domandare, senza rispetto del suo legittimo proprietario o partner. Quanti tradimenti sentimentali, carnali, intellettuali…
Poi c’è quella scena pazzesca del cuscino nella barca dove Gesù dorme mentre fuori impazza la tempesta con onde che rovesciano persino l’acqua dentro alla barca stessa. Sembra quasi un paradosso: un cuscino che dovrebbe essere solo riposo, diventa, invece, specchio della nostra inquietudine.
Quante volte nella vita noi vogliamo controllare tutto, stare al comando, vedere il futuro chiaro… Ma tante volte finiamo per agitare la barca di chi ci sta accanto. E quanta educazione ci vuole per imparare a restare calmi, a non reagire d’impulso quando arriva la tempesta…
Al tempo di Gesù, i pescatori conoscevano bene il lago, sapevano che improvvise burrasche potevano travolgere la barca in un attimo: non si trattava di una semplice metafora, ma della loro vita reale. La fede non è fuga dalla realtà, ma presenza effettiva nel caos, nonostante tutto. “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?” chiede Gesù ai discepoli.
San Giovanni Bosco, che ha speso la vita educando i giovani “dove sono”, ci ricorda che crescere significa imparare a gestire le tempeste interiori, a non prendere ciò che non ci è affidato e a custodire gli altri.
Se oggi hai una relazione difficile, un conflitto in famiglia o una parola non detta, pensa al cuscino nella barca: forse è lì che Dio ti invita a riposare, fidarti e imparare.
Chiedi al Signore di insegnarti a educare il tuo cuore alle tempeste della vita…
don Domenico Bruno
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