Sabato 21 Febbraio 2026 dopo le Ceneri
Is 58,9-10 | Lc 5,27-32
In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».
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Ti sei mai chiesto perché Gesù si siede a tavola proprio con chi è evitato da tutti? Oggi la Parola ci rovescia la logica del giudizio e del “merito”.
Isaia ci dice che se togliamo l’oppressione e apriamo il nostro cuore alla fame degli altri, allora “brillerà fra le tenebre la tua luce” e saremo come un giardino irrigato che non si secca più.
E poi Luca racconta che Gesù vede Levi seduto al banco delle imposte e gli dice semplicemente “Seguimi!”; lui si alza, lascia tutto e lo segue, poi invita i suoi amici pubblicani a un banchetto.
In quel tempo un pubblicano non era solo impopolare: era considerato impuro, traditore, corroto. Eppure Gesù non sta lontano: sta con lui. Un curioso paradosso storico è che nelle strade di Cafarnao il banchetto di Levi era socialmente “scandaloso”, ma Gesù lo trasforma in scuola di misericordia: “Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano”.
In Quaresima siamo chiamati a guardare alle nostre “tavole” quotidiane. Chissà quante volte scegliamo di stare con chi è già come noi, e quante volte evitiamo chi è ferito, escluso o semplicemente diverso?
Sant’Agostino diceva che Dio crea nell’anima ciò che chiede alla vita, cioè prima ama, poi trasforma.
Immagina una cesta di pane non per te, ma per chi ha fame: se è vuota, è solo tua; se la riempi per gli altri, diventa segno del Regno.
Oggi, nella concretezza delle relazioni nei nostri posti quotidiani possiamo scegliere di non giudicare, di non puntare il dito, ma di sederci accanto, ascoltare, offrire un gesto di gentilezza.
Ricorda: dove c’è un cuore ferito, affinché fiorisca Dio lo chiama e lo ama.
don Domenico Bruno
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