InstaVangelo del 23/2/2026

Lunedì 23 Febbraio 2026 – I settimana di Quaresima

Lv 19,1-2.11-18 | Mt 25,31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.

Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.

Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.

Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.

E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

*

Ti sei mai imbattuto in una notizia di cronaca dove qualcuno, nel tentativo di “fare giustizia”, ha ferito chi stava già a terra? Lo scorso anno ha fatto notizia un uomo che, pur di essere rispettato, ha escluso dalla sua comunità una coppia in difficoltà, giudicando senza capire.

La sua idea di giustizia somigliava più a un macigno che pesa addosso. Anche noi, nella nostra vita quotidiana, spesso giudichiamo e classifichiamo gli altri dai social, dalle voci di corridoio, dal “sembra giusto”. Eppure il Vangelo di oggi ci invita a una conversione radicale del cuore: non siamo chiamati a punire ma ad amare.

Nel brano di Levitico leggiamo: «Non tratterai con parzialità il povero… giudicherai il tuo prossimo con giustizia… amerai il tuo prossimo come te stesso».

Ai tempi di Gesù, l’ospitalità era legge sacra: un viaggiatore affamato poteva contare solo sulla carità di chi incontrava. Oggi la “strada” può essere il messaggio di un amico che soffre, il vicino che ha perso il lavoro, o chi scivola nel tunnel della solitudine. In Quaresima siamo chiamati a togliere le pietre dei pregiudizi dalle nostre relazioni, a non lasciare che il cuore si indurisca.

Gesù insegna che ogni gesto di bontà verso chi soffre è fatto a Lui stesso. E noi siamo strumento perché Egli si manifesti. Il nostro amore è vero nel momento in cui ogni passo verso l’altro ci avvicina a Dio. Così la Quaresima diventa purificazione dell’occhio che vede e del cuore che sceglie. Rendiamo reale la compassione: non restiamo spettatori, ma apriamo le mani per servire.

don Domenico Bruno

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