Venerdì 27 Febbraio 2026 – I settimana di Quaresima
Ez 18,21-28 | Mt 5,20-26
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».
*
Ti sei mai chiesto perché oggi una lite tra vicini può degenerare in insulti e atti incivili?
Forse dimentichiamo molto spesso di fermarci e ci lasciamo bloccare dall’orgoglio che impedisce di riconciliarci. Sì, perché l’orgoglio concentra su se stessi e ci chiude all’ascolto dell’altro e ai suoi bisogni. Conti solo tu!
Siamo calati in cose fulminee, messaggi veloci e brevi, giudizi non richiesti e commenti che si prestano a fraintendimenti continui. Se qualcosa non riguarda in prima persona noi, non la viviamo, ma la sopportiamo in attesa che finisca. Non c’è apertura, ascolto, com-passione.
Gesù nel Vangelo ci richiama: «Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello».
È tempo di Quaresima, tempo per un cuore nuovo: come il profeta Ezechiele ci ricorda: anche chi ha sbagliato può cambiare strada ed essere salvato.
Pensa ai cortili di Gerusalemme dove i rabbini insegnavano: un gesto di pace valeva più di mille parole.
Immagina quindi una porta chiusa tra due vicini che possiamo aprire con un passo, una parola, un gesto.
La vera purificazione è dell’anima, non solo del corpo. Se oggi scegliamo di fermarci e fare il primo passo verso chi ci ha ferito, possiamo vivere la vera libertà: non la libertà dai social o dalle liti, ma la libertà del cuore che perdona, che si fa dono. E ogni dono crea relazione, quindi vita.
E tu? A chi puoi tendere oggi la mano, anche solo virtualmente, per ricominciare?
don Domenico Bruno
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