InstaVangelo del 16/3/2026

Lunedì 16 Marzo 2026 – IV settimana di Quaresima anno A

Is 65,17-21 | Gv 4,43-54

In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.

Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.

Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.

Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.

Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

*

Si stima che migliaia di noi vivano ormai rintanati nelle proprie stanze, incollati a uno schermo, convincendosi che un “like” possa riempire il vuoto che sentiamo dentro e che le persone conosciute nel virtuale siano migliori di quelle conosciute dal vivo.

È una dinamica molto frequente: cerchiamo conferme fuori perché non riusciamo a trovarle dentro. Eppure, il Vangelo di oggi ci racconta di un funzionario del re che fa un salto nel vuoto pazzesco. Non ha prove, non ha uno screenshot che confermi la guarigione di suo figlio, ha solo la parola di uno sconosciuto che gli dice: «Va’, tuo figlio vive». E lui si fida.

Noi, invece, spesso restiamo bloccati, aspettando che arrivi un segnale dal cielo o una notifica sul telefono per decidere di muoverci. La Quaresima non è un periodo di penitenze noiose, ma il tempo di “pulire i sensori” del cuore per tornare a sentire la realtà.

Gesù non è un influencer che cerca visibilità. Anzi, dice che un profeta non riceve onore nella sua patria, ma è uno che ci spinge a camminare sulla fiducia.

All’epoca di Gesù, percorrere la strada da Cana a Cafarnao non era una passeggiata, erano circa 30 chilometri di polvere e fatica. Specie con i calzari del tempo! Quel padre del brano evangelico di oggi, li ha fatti tutti con il cuore che gli batteva a mille, scommettendo su una parola.

È come un mosaico antico: se lo guardi troppo da vicino vedi solo pietrine sporche e irregolari, ma se fai un passo indietro scopri un disegno incredibile. San Cirillo di Gerusalemme diceva che Dio è pronto a dare, ma noi dobbiamo essere pronti a ricevere con fede.

Spesso nelle nostre amicizie siamo “distanti ma connessi”, fisicamente vicini ma con la testa altrove. Gesù ci invita a mollare la presa sulle nostre ansie di controllo.

Ma allora, che senso ha aspettare la perfezione per essere felici? Non aver paura di fare quel primo passo, anche se non vedi ancora il traguardo ricorda che la vita vera accade mentre cammini, non mentre aspetti di sentirti pronto.

don Domenico Bruno

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