Lunedì 9 Marzo 2026 – III settimana di Quaresima anno A
Dn 9,4-10 | Lc 6,36-38
In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
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Ultimamente sto facendo caso al fatto che viviamo in un mondo che sembra un enorme ufficio reclami dove ognuno si lamenta e giudica l’operato di altri senza sapere cosa significhi realmente stare dall’altra parte.
Ci sentiamo tutti un po’ giudici con la tastiera in mano, pronti a puntare il dito, ma poi, quando restiamo soli con lo specchio, quel giudizio sembra ritorcersi contro: ci vediamo brutti, inadatti, mai abbastanza.
La Quaresima non è un check-up estetico, ma un ritorno a casa. Nel libro di Daniele leggiamo: «A noi la vergogna sul volto… a te la misericordia». È un’ammissione onesta: abbiamo complicato tutto, abbiamo tradito la fiducia di chi ci ama, eppure Dio non ci tiene il broncio. Gesù nel Vangelo di oggi ci sfida con una logica che rompe gli schemi: non giudicate, non condannate.
Ai tempi di Gesù, il “setaccio” era uno strumento fondamentale e si usava per separare il grano buono dalla polvere. Spesso noi usiamo le altre persone come setacci, trattenendo e vedendo solo i loro difetti e lasciando cadere tutto il bene di cui sono (stati) capaci.
Ma la misericordia è come un cuscino di velluto su cui Dio decide di far riposare le nostre colpe, invece di sbattercele in faccia.
Sant’Ambrogio diceva che Dio ha creato il mondo e poi si è riposato solo dopo aver creato l’uomo, perché finalmente aveva qualcuno a cui perdonare i peccati.
Se oggi un tuo amico ti risponde male o una chat diventa tossica, prova a non restituire il colpo. Non è debolezza, è un superpotere. La misura che usi per gli altri è lo spazio che lasci a Dio per amarti.
E tu, vuoi davvero vivere con il bilancino in mano, oppure preferisci una misura pigiata e traboccante di gioia?
don Domenico Bruno
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