Domenica 29 Marzo 2026 – Domenica delle Palme: Passione del Signore anno A
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
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Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: “Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».
Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamò Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare».
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Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta…
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandato dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.
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Quante volte ci siamo sentiti traditi da un amico, o magari abbiamo tradito noi stessi con una promessa non mantenuta? Il Vangelo di oggi ci mette davanti proprio questa fragilità.
Guardiamo Gesù: ha appena mangiato con i suoi amici, i Dodici, e sa già che uno di loro lo tradirà, che in latino significa “consegnerà” ai nemici. E non solo Giuda! Quando arriva il momento difficile, tutti, anche Pietro che giurava fedeltà assoluta, lo abbandonano e fuggono. Tutti scappano via!
Ma la cosa più incredibile e che Gesù sa già tutto e, nonostante questo, non smette di amarli. Non si difende, non chiama legioni di angeli per scappare. Sceglie di rimanere lì. Sulla croce.
Spesso guardando al croce di Gesù rimaniamo come addormentati e stanchi… eppure a Gesù insieme a quella croce chiediamo di prendere anche tutte le nostre paure, i nostri errori, il nostro bisogno di sicurezza.
Isaia, nella prima lettura, descrive un servo che non si sottrae agli insulti, che offre la schiena a chi lo colpisce. Gesù fa proprio questo: prende su di sé tutto il nostro “no”, ma anche le nostre paure, tutta la nostra difficoltà di affidarci, tutto il nostro peccato che ci rallenta e ci rende meno amabili. E si lascia consegnare da noi ai suoi assassini.
E la cosa pazzesca è che proprio questo Suo farsi “consegnare” nelle mani degli uomini diventa il modo in cui Lui si consegna, invece, totalmente a noi. Non ci giudica per i nostri sonni profondi o per le nostre fughe; invece, ci ama con un amore così grande che si lascia anche tradire pur di non lasciarci soli.
Hai presente quando abbiamo paura di confessare qualcosa di sbagliato a qualcuno che amiamo per paura che non ci voglia più bene? Ecco, Gesù, invece, è l’unico che, anche se sa già tutto, continua ad amarci.
E se questo è vero, se il Suo amore è così infinito, perché non proviamo a “tradire” la nostra abitudine di fare tutto da soli e non ci “consegniamo” a Lui? Su quella croce di Gesù appoggiamoci pure noi, lasciamoci sostenere da Lui con tutta la nostra fragilità.
Forse proprio nell’abbandonarci alle Sue braccia scopriremo che la vita vera, quella piena di senso e di gioia. Non è importante non sbagliare mai, ma essere amati anche quando sbagliamo. Questo senso di amore ci permetterà di ritornare a Gesù, come ha fatto Pietro, piuttosto che prendere coscienza del nostro errore e lasciarci consumare dal senso di colpa che ci allontana ancora di più dal Signore credendo che non ci ami più e che non siamo buoni.
E a te? Che cosa impedisce oggi di arrenderti a questo amore che non conosce confini?
don Domenico Bruno
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