Domenica 5 Aprile 2026 – Pasqua di Risurrezione del Signore Gesù Cristo
At 10,34.37-43 | Col 3,1-4 | Gv 20,1-9
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
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In questi mesi un ricercatore è riuscito a far comunicare due persone distanti chilometri attraverso un impulso cerebrale che traduce il pensiero in un battito fisico. Sembra assurdo!
Eppure, noi oggi celebriamo qualcosa di ancora più “fuori di testa”. Ci sentiamo spesso come Pietro nella prima lettura: testimoni di una storia che sembra troppo bella per essere vera.
Siamo pieni di “forse” e “ma”, bloccati da un’incredulità che ci fa camminare col freno a mano tirato, mentre nel Vangelo Maria di Magdala e Giovanni corrono perché hanno capito che il sepolcro vuoto non è un furto, è un’esplosione!
San Vincenzo Ferrer diceva che la Pasqua è l’aurora di un giorno senza fine.
Nel sepolcro di questo Vangelo c’è un ordine assurdo: il sudario è piegato. Non è fantasia, è la Vita che ha dato un calcio al marciume. Gesù non è tornato in vita come uno zombie, ha vinto la morte con un amore soprannaturale, alzando il cuore dell’umanità e facendolo brillare come il sole.
Quante volte nelle chiacchiere o nei luoghi di vita quotidiana ci “uccidiamo” con l’indifferenza. Pasqua è capire che quella pietra rotolata via è la fine di ogni bullismo, di ogni solitudine, di ogni giudizio…
Se Dio ha vinto la morte, chi sei tu per dire che non vali nulla?
Corri! Non restare a guardare il buio!
Ricorda che il tuo cuore non è fatto per finire sotto terra, ma per brillare in una gioia che non finisce mai…
don Domenico Bruno
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