Domenica 26 Aprile 2026 – IV settimana di Pasqua – anno A
At 2,14.36-41 | 1Pt 2,20-25 | Gv 10,1-10
In quel tempo, Gesù disse:
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
*
Ti sei mai chiesto se quella voce che senti dentro, quella che ti dice di mollare o quella che ti spinge a rischiare, sia davvero la tua o solo il rumore di quello che gli altri si aspettano da te?
Spesso giriamo a vuoto come quando si va in luogo affollato all’ora di punta e troviamo un sacco di gente, tanti volti, tanti schermi, ma alla fine ci sentiamo soli.
Pietro nella prima lettura ci dà una scossa e parla a gente che si sente “trafiggere il cuore” perché capisce di aver sbagliato bersaglio.
Dobbiamo pensare alla risurrezione come alla possibilità di fare un reset: smettere di essere “ladri” della propria vita, come dice il Vangelo, entrando da porte secondarie che non ci appartengono. Quante volte facciamo i furbi anche con Dio e vogliamo strappargli la salvezza solo per un segno di croce un po’ superstizioso, oppure una messa occasionale e distratta…
Gesù dice «io sono la “porta”». Non un muro, ma un passaggio verso la versione vera di noi stessi.
Al tempo, i pastori dormivano proprio davanti all’apertura del recinto. Diventavano fisicamente la porta: nulla passava senza di loro. Un pò come le cuffie che oggi permettono di cancellare il rumore ambientale.
Nelle nostre chat o a scuola o a lavoro o in famiglia, risorgere oggi è avere il coraggio di non “rubare” l’identità agli altri per sentirsi grandi, ma passare per la porta della sincerità, delle cose dette con carità…
don Domenico Bruno
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