Venerdì 17 Aprile 2026 – II settimana del tempo di Pasqua
At 5,34-42 | Gv 6,1-15
In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
*
Ma quante volte ci sentiamo “scartati” o messi in un angolo perché non siamo abbastanza popolari o perfetti? Spesso pensiamo che per valere qualcosa dobbiamo essere dei supereroi, ma la Pasqua ci ribalta completamente la prospettiva.
Negli Atti degli Apostoli leggiamo di uomini che escono dal tribunale “lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi”. Sembra quasi masochista. Eppure è la nostra realtà: quante volte il giudizio degli altri ci fa sentire male specie quando prova a farci sentire vergogna? Ma se crediamo fortemente in qualcosa, in un sogno o in un valore, quel giudizio non ci spegne, anzi, ci dà una carica assurda.
Risorgere significa avere lo sguardo di Gesù nel Vangelo, quando vede la folla stanca e affamata non si gira dall’altra parte. Lui prende cinque pani e due pesci… una miseria! E li trasforma in un banchetto per migliaia di persone. Ecco che “risorgere” vuol dire smettere di dire “non ho abbastanza” e iniziare a condividere quel poco che abbiamo e che siamo. È passare dal “me” al “noi”, consapevoli che il noi ci arricchisce.
Al tempo di Gesù la gente comune mangiava pane d’orzo, che era considerato il cibo dei poveri, quasi da animali. Eppure Gesù parte proprio da quel pane “scarso” per fare il miracolo.
Nelle nostre amicizie oggi è la stessa cosa: invece di competere per chi ha più follower, possiamo essere quelli che aggiungono un tassello per completare l’altro. Non temere se ti senti inadeguato, perché è proprio dalle tue crepe che entra la luce della risurrezione. Sei destinato a splendere, non permettere a nessuno di dirti che non vali abbastanza!
don Domenico Bruno
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