Giovedì Santo – Santa Messa in Coena Domini 2026

Giovedì 2 Aprile 2026 – Coena Domini – Cena del Signore – Settimana Santa

Es 12,1-14 | 1Cor 11,23-26 | Gv 13,1-15

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.

Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.

Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».

Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

*

Ti sei mai chiesto se esista qualcuno disposto a sporcarsi davvero le mani per i tuoi fallimenti, senza poi rinfacciartelo?

Siamo nel cuore del Giovedì Santo e, mentre corriamo tra mille impegni e di preparazione per i diversi pasti festivi, Gesù si ferma e ribalta tutto.

Nella prima lettura, nell’Esodo si parla di quel sangue dell’agnello sugli stipiti delle case: un segno per dire «io ti salvo, io ti proteggo». Ma la vera rivoluzione succede a tavola.

Anticamente, le strade erano polverose e piene di sporcizia e lavare i piedi agli ospiti era il compito dello schiavo più umile: l’ultimo degli ultimi. Eppure, Gesù si alza, si toglie la veste e si china. È come se oggi, nel bel mezzo di una sfida o di un litigio o di un segreto tradito, qualcuno decidesse di venire a pulire la nostra camera nel disordine più totale, non per giudicarci, ma per dirci che valiamo.

Gesù usa un asciugamano annodato ai fianchi, non come accessorio, ma come divisa da lavoro. Quel pezzo di stoffa ruvida è il confine tra chi vuole comandare e chi decide di amare. E amare è servire, farsi ministro, ossia stare mìnus, sotto.

Gesù ci insegna un atteggiamento e ce lo consegna affinché lo imitiamo: lavarci i piedi significa che Dio non ha paura del nostro “nero”, delle nostre parti meno “instagrammabili”. Nelle nostre amicizie, invece, spesso pesiamo tutto, facciamo i conti. Qui, il Maestro, ci insegna il dono gratuito: «Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri». Non è un dovere pesante, è la libertà di sapere che siamo destinati alla Risurrezione, che il buio non ha l’ultima parola.

Qual è quella parte di te che non vorresti mai mostrare a nessuno, ma che oggi potresti finalmente lasciare nelle mani di chi ti ama senza riserve?

don Domenico Bruno

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