Venerdì 24 Aprile 2026 – III settimana del tempo di Pasqua anno A
At 9,1-20 | Gv 6,52-59
In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.
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Hai presente quando ti senti totalmente al buio proprio quando eri convinto di aver capito tutto della vita?
Corriamo come matti dietro a obiettivi che crediamo giusti, magari alzando muri o giudicando chi non la pensa come noi, proprio come Saulo che partiva in quarta per distruggere ciò che non capiva. Poi, improvvisamente, arriva quel momento in cui la vita ti strattona e ti ritrovi a terra, fragile e un po’ smarrito.
Eppure, è proprio lì, in quella polvere, che inizia la Pasqua. Risorgere non è scalare una classifica, ma lasciar cadere le “squame” dagli occhi, quelle lenti sporche di pregiudizio o di ansia che ci impediscono di vedere gli altri come fratelli.
Nel Vangelo Gesù ci dice che la sua carne è vero cibo. Gesù usa l’immagine del mangiare la carne per farci entrare nel nostro quotidiano più carnale. Pensa a un prisma di cristallo investito dalla luce: da solo è solo un pezzo di vetro trasparente, ma quando la luce lo attraversa, esplode in mille colori. Ecco. Noi siamo quel prisma e la Risurrezione è la luce che ci attraversa e ci permette di colorare le nostre relazioni, trasformando un banale “visualizzato senza risposta” in un gesto di cura reale.
Non avere paura dei momenti di buio o dei “no” secchi, perché Dio spesso sceglie proprio chi sembra più lontano per fare grandi cose.
Oggi chiediti: sto permettendo alla luce di attraversarmi o sto cercando di brillare solo di una luce finta e fredda?
don Domenico Bruno
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