Venerdì 3 Aprile 2026 – Passione del Signore – Venerdì Santo
Is 52,13-53,12 | Gv 18,28 – 19,42
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.
Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».
E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.
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Quante volte diciamo di voler conoscere la verità perché ci hanno insegnato che la verità ci renderà liberi… Ma siamo sicuri che ci interessi davvero conoscere la Verità? Quella verità che ci rende liberi? O preferiamo quella che ci dà ragione e ci fa stare comodi?
Spesso, infatti, per paura di sporcarci le mani o di perdere la faccia, ci nascondiamo dietro regole e facciate di perbenismo, proprio come i capi dei sacerdoti che non entrarono nel pretorio “per non contaminarsi”, ma fuori stavano decidendo la morte di un innocente!
Ci illudiamo che pulire l’esterno basti a nascondere il marciume che abbiamo dentro, la presunzione di avere sempre la verità in tasca. È come avere un telefono con lo schermo così rigato e sporco che, anche se ti mandano la foto più bella del mondo, vedi solo ombre e graffi. A quel punto, il problema non è la luce, non è la foto, è che il tuo sguardo è filtrato dalla tua stessa ostinazione.
Tutti rischiamo di fare come Pilato, cioè avere la Verità, Gesù, davanti agli occhi e chiedere: “Che cos’è la verità?”. E poi non aspettiamo neanche la risposta perché abbiamo troppa paura di cambiare la nostra vita.
A Gerusalemme, all’alba, il pretorio era il cuore del potere romano, un luogo che per un giudeo osservante significava impurità rituale immediata, specialmente alla vigilia della Pasqua.
I giudei hanno preferito Barabba, un brigante, a Gesù, perché il Signore smascherava la loro ipocrisia, mentre Barabba, in fondo, non metteva in discussione il loro modo di vivere ma solo il potere politico.
Anche oggi, nelle nostre dinamiche interpersonali, quante volte preferiamo la compagnia di chi ci dà sempre ragione, anche se sappiamo che sbaglia, piuttosto che ascoltare l’amico che ci dice la verità e ci mette in crisi. Ma la cosa incredibile è che, nonostante la nostra cecità, nonostante i nostri schermi rigati, Dio non si arrende. Anzi, la sua salvezza passa proprio attraverso quella sofferenza e quell’umiliazione che noi cerchiamo di evitare a tutti i costi.
Isaia, nella prima lettura, dice: “per le sue piaghe noi siamo stati guariti”. Il Venerdì Santo non è la fine, è il passaggio necessario: Gesù deve morire alla presunzione del mondo per risorgere e donarci uno sguardo nuovo, capace di riconoscere la gioia della salvezza anche dentro le ferite.
Non avere paura di lasciarti mettere in discussione, di pulire lo schermo del tuo cuore. Chiediti, allora, se sei pronto a rischiare di perdere le convinzioni che ti sei creato per trovare la vera libertà? Chi è Gesù per te? Perché è morto in croce?
don Domenico Bruno
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