Giovedì 30 Aprile 2026 – IV Settimana di Pasqua – anno A
At 8,26-40 | Gv 6,44-51
[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro:
«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.
Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.
In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».
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Ti sei mai chiesto cosa significa davvero “accogliere” qualcuno, non solo sopportarlo ma lasciargli spazio dentro?
Filippo nella prima lettura non fa grandi discorsi e si mette in cammino, si avvicina, ascolta uno straniero che sta cercando di capire. È così che inizia il servizio, non da quello che sappiamo dire, ma da quanto siamo disposti a fermarci accanto.
Anche noi spesso scorriamo le persone come facciamo sui social in modo veloce, distratto e senza davvero entrare nella loro vita. E invece lì, proprio lì, può nascondersi Dio. Gesù nel Vangelo ci spinge oltre, perché non basta “vederlo”, bisogna accoglierlo, nutrirsi di Lui, farlo diventare parte della nostra vita.
Risorgere può significare passare da spettatori a persone coinvolte, da chi guarda a chi si lascia toccare. Se ci pensiamo, mangiare è un atto intimo, non mangiamo con chiunque. Ecco perché le parole di Gesù sono così forti.
Pensa a un murales colorato in una città grigia e qualcuno che si ferma davvero a guardarlo. L’atmosfera attorno cambia. Immagina se quella persona che non si sente guardata, ricevesse in dono il tuo tempo, il tuo sguardo, la tua attenzione…
Nelle relazioni, oggi, spesso aspettiamo che siano gli altri a fare il primo passo, a capirci, a venirci incontro. Ma il Vangelo ci ribalta: siamo noi chiamati a muoverci, a servire, a creare spazio. “Chi viene a me non avrà fame”. Non è solo promessa, è direzione.
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E tu? Stai vivendo da spettatore o da qualcuno che dà colore alla vita degli altri?
don Domenico Bruno
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