Martedì 26 Maggio 2026 – San Filippo Neri – VIII settimana TO
1Pt 1,10-16 | Mc 10,28-31
In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».
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Ormai siamo sempre più convinti che nella vita per realizzarsi, per vincere, si debba per forza accumulare, calpestare gli altri e stare sempre in prima fila, magari spopolando come influencer. Tutti a ostentare una apparente vita perfetta piena di cose, ma poi dentro tremendamente vuoti, insicuri e soli.
Gesù ribalta tutto e dice che chi perde qualcosa per lui riceve cento volte tanto, ma con la certezza di una felicità che non scade. Proprio oggi la Chiesa festeggia san Filippo Neri, il santo della gioia e degli oratori, che a chi cercava la gloria del mondo e a chi lo voleva onorare col titolo di cardinale diceva sempre: «Preferisco il paradiso!».
I discepoli di Gesù avevano lasciato la loro unica fonte di reddito, le reti e le barche, che non erano solo oggetti, ma la loro intera ricchezza e sicurezza sociale. Pietro glielo ricorda quasi con pretesa, ma Gesù risponde allargando l’orizzonte.
È come la dinamica della “Zattera della Medusa” di Géricault, dove i naufraghi si sorreggono a vicenda nel mare in tempesta, guardando verso una luce lontana. Sembra quasi dire che non ci si salva da soli accumulando spazio sulla zattera, ma stringendosi agli altri.
Ogni giorno rischiamo di calcolare tutto: «io do questo a te se tu mi dai quest’altro», trasformando l’amicizia in un contratto. La prima lettura ci invita a “cingere i fianchi della nostra mente”, ovvero rimboccarsi le maniche e non farsi anestetizzare dalle illusioni del momento. Chi impara a condividere e a ridere di sé come faceva san Filippo, senza la foga di apparire, scopre una vita centuplicata.
Non avere paura se oggi ti senti ultimo o non compreso, perché è proprio lì che si sperimenta la forza del cristiano, dove ogni ferita si apre alla luce del risorto.
don Domenico Bruno
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