InstaVangelo dell’8/5/2026

Venerdì 8 Maggio 2026 – BVM del Rosario di Pompei – V Settimana di Pasqua anno A

At 15,22-31 | Gv 15,12-17

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.

Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

*

Ti sei mai chiesto se quello che dici agli altri riesce davvero a suscitare nuova vita o resta solo parole? Nella prima lettura si legge di una comunità che si ferma, discute, sceglie e poi scrive una lettera per incoraggiare. Non teoria, ma qualcosa che “fa respirare” chi la riceve. Era un modo per prendersi cura della comunità a cui ci si rivolgeva.

Nel Vangelo Gesù è ancora più diretto: «Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi». Non dice “provateci”, ma “fatelo come me”. E qui iniziamo a sentire difficoltà… perché amare “come Lui” è un livello altissimo.

Pensiamo a un campo di grano mosso dal vento. Da solo ogni filo è fragile, ma insieme diventano un movimento unico, vivo. Così è la Chiesa degli Atti degli apostoli: unita, capace di portare sollievo. Così dovrebbe essere anche la nostra vita: non spingere gli altri giù, ma sollevarli.

Quando Gesù chiama “amico” rompe gli schemi, è rivoluzionario, perché ai suoi tempi non era normale tra maestro e discepoli. Gesù abbatte le distanze, ci mette alla pari, ci responsabilizza.

Ma chi è che tiene tutti insieme? La Vergine di Pompei, con il suo santo Rosario, quella dolce catena che ci rannoda tutti al Figlio che ci porta al padre ogni volta che ci sentiamo persi. Il Rosario, anche se sembra ripetitivo, non è insieme di parole vuote, ma un ritmo che ci riporta all’essenziale: amare, anche quando è fastidioso.

E magari una parola può generare amore. E le tue?

Le tue parole sono di incoraggiamento e sollievo, o di peso e giudizio?

don Domenico Bruno

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