InstaVangelo del 26/6/2026

Venerdì 26 Giugno 2026 – XII settimana TO – anno pari

2Re 25,1-12 | Mt 8,1-4

Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.

Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».

Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.

Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

*

Hai presente una piazza vuota dopo una festa finita? Un pò devastata, turbata, disordinata.

Ecco, la prima lettura racconta la distruzione di Gerusalemme: mura abbattute, case incendiate, persone deportate. È il momento in cui tutto sembra perduto. Proprio come quando ci crollano le sicurezze, i progetti, le amicizie su cui avevamo puntato. Ci sentiamo delusi, esclusi, feriti. Ci sentiamo lontani da ciò che per noi è, o era, casa. Eppure nel testo sentiamo di alcuni poveri che restano nella terra come vignaioli e agricoltori. È il segno che Dio non smette di ricominciare proprio quando tutto sembra finito.

Nel Vangelo, invece, c’è un lebbroso. La lebbra, lo sappiamo, era una malattia che segnava isolamento sociale e religioso. Nessuno poteva avvicinarsi. Eppure quell’uomo trova il coraggio di dire: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Gesù non gli parla da lontano. Lo tocca. È il verbo decisivo del brano: “lo toccò”. L’amore di Dio non resta a distanza di sicurezza. È come quando non vogliamo tuffarci in situazioni scomode, o quando preferiamo restare a distanza per non avere problemi. Insomma, quando scegliamo di essere mediocri arrestando il nostro cammino di crescita, e arrestiamo anche quello di chi si sente escluso da questo nostro comportamento.

La fede, invece, rimette in cammino quando pensiamo di essere bloccati dalla nostra “lebbra”: un errore, una fragilità, un’etichetta che ci siamo appiccicati o che ci hanno appiccicato addosso.

Gesù invece ci raggiunge proprio lì dove ci sentiamo meno presentabili. Come ricordava San Cirillo di Alessandria, “Cristo si è fatto vicino all’umanità per rialzarla”.

E a te? Quale parte della tua vita ha bisogno di sentire da Gesù: «Lo voglio»?

don Domenico Bruno

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