Lunedì 8 Giugno 2026 – X settimana TO – anno pari
1Re 17,1-6 | Mt 5,1-12
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».
*
Sei davvero sicuro che per essere felice devi avere tutto quello che vuoi, essere sempre performante, essere perfetto e non sbagliare mai un colpo?
Elìa, nella prima lettura, sperimenta la totale precarietà, il deserto, e si ritrova a dipendere da ciò che un torrente e dei corvi gli portano ogni giorno. Eppure, proprio in quel vuoto, scopre una Presenza.
Gesù oggi sale sul monte e ribalta la nostra visione dicendo che la vera felicità, la vera beatitudine, appartiene a chi è povero in spirito, a chi piange, a chi ha fame di giustizia. La parola greca usata nel Vangelo per “beati” è makàrioi, che nel mondo antico non indicava una gioia passeggera, ma la condizione di chi possiede una vita piena, divina, intoccabile dalle contrarietà del mondo.
Anticamente si riteneva che la benedizione di Dio fosse indicata dalla ricchezza e dal successo materiale. Cristo arriva e scombina questo pensiero dicendo che Dio riempie proprio chi si riscopre vuoto.
San Filippo Neri, il santo della gioia e degli oratori, ripeteva ai suoi bambini: «State buoni, se potete», ricordando che la santità passa dalla mitezza del quotidiano.
Se ci pensiamo, una mongolfiera non sale verso l’alto perché ha motori potentissimi, ma semplicemente perché si scalda dentro e si alleggerisce, mollando i pesi che la tengono ancorata a terra. Nelle nostre relazioni, quando molliamo la maschera dei supereroi e accettiamo di essere fragili, iniziamo a volare e avvicinarci a Dio.
Scegli la mitezza accettando i tuoi limiti e quelli di chi ti sta vicino oggi.
don Domenico Bruno
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