Domenica 12 Luglio 2026 – XV settimana TO – anno A
Is 55,10-11 | Rm 8,18-23 | Mt 13,1-23
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
*
Spesso ci sentiamo di non essere buoni, di essere un terreno sbagliato, e magari le circostanze che viviamo ci convincono che non porteremo mai frutto, non raggiungeremo mai un successo. Insomma, siamo inutili.
A volte viviamo pieni di sogni, ma anche di paure, delusioni e distrazioni che soffocano ciò che vorremmo vivere in pienezza. Eppure Isaia ci ricorda che la Parola di Dio è come la pioggia, cioè non cade mai inutilmente. Anche quando non vediamo subito risultati, qualcosa dentro di noi sta già germogliando.
Paolo aggiunge che perfino la creazione geme nell’attesa di una vita nuova, ciò significa che le nostre fatiche non sono la fine della storia, ma le doglie di una nascita.
Gesù, nel Vangelo, racconta del seminatore che sparge il seme ovunque, senza fare calcoli. I contadini seminavano prima di arare il campo, ecco perché parte del seme finiva inevitabilmente sulla strada o tra i sassi. È il segno di un Dio che non smette di fidarsi di noi, anche quando sembriamo poco promettenti.
Amici, famiglia, social ci fanno sentire che basta un giudizio, un confronto continuo o una parola cattiva per diventare terreni chiusi, sbagliati e inutili.
Gesù ci insegna invece che il problema non è il seme, ma è lasciare che Lui trovi spazio nel cuore. Dio continua a seminare anche dopo i nostri fallimenti, perché vede in noi un raccolto che ancora non riusciamo a immaginare.
Non misurare la tua vita da ciò che ancora manca, o da ciò che gli altri dicono per conviencerti che sei incapace. Lascia che il Signore continui il suo lavoro, perché il meglio potrebbe essere proprio il prossimo germoglio.
don Domenico Bruno
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