Fede sicura, zero paura (XX Domenica TO – anno A)

Domenica 16 Agosto 2026 – XX Domenica TO – anno A

Is 56,1.6-7 • Rm 11,13-15.29-32 • Mt 15,21-28

In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.

 Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».

Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».

Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

*

Spesso, prima ancora di sentire il grido di aiuto di qualcuno, sappiamo già chi aiuteremo e chi no. Anche se una persona dovesse aver meno bisogno di un’altra c’è qualcosa che ci spinge ad aiutarla più volentieri.

Isaia ci mette davanti un Dio che non costruisce recinti: “la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli”. Il Signore dice “tutti”. E Paolo rincara la dose: “Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!”. “Tutti”. Non alcuni. Non quelli che ci somigliano o quelli che ci sono più simpatici.

Anche noi, allora, siamo chiamati a smettere di classificare le persone: simpatico o antipatico, dentro o fuori, amico o nemico, degno o non degno. Nel Vangelo una donna cananèa arriva da una terra straniera e continua a chiedere aiuto quando persino i discepoli vorrebbero mandarla via.

Gesù la conduce fino al punto in cui la sua fede diventa limpida: “Donna, grande è la tua fede!”. È una fede che non pretende e non si arrende. E forse è proprio questo che ci manca quando una relazione si rompe: al primo silenzio ci blocchiamo, al primo messaggio ignorato cancelliamo, al primo errore mettiamo una persona nella casella dei “cattivi”.

Gesù ci insegna invece a lasciare spazio alla misericordia. La curiosità è che Tiro e Sidone erano città fenicie, fuori dal territorio e dall’appartenenza religiosa d’Israele. E proprio lì Matteo colloca l’incontro con una donna chiamata “cananèa”, una figura percepita come straniera e lontana. Il Vangelo, però, mostra che la distanza non può fermare la fede né la misericordia. E Paolo ci ricorda una cosa ancora più grande, ossia che “i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili”.

Questa è la Speranza. Nessuno è un caso perso, nessuno è fuori dalla possibilità di rinascere. Oggi possiamo scegliere di essere quella mano che non lascia andare.

Se la misericordia di Dio non mette nessuno alla porta, perché dovremmo farlo noi?

Sii il prolungamento della mano misericordiosa di Dio.

don Domenico Bruno

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