InstaVangelo del 15/9/2026

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Martedì 15 Settembre 2026 – BVM Addolorata – XXIV Domenica TO – anno A

Eb 5,7-9 • Lc 2,33-35

In quel tempo, il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

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In questo periodo la Parola di Dio ci sta mettendo di fronte a una realtà che sempre più spesso vorremmo evitare. Le ferite, il dolore. Anche oggi siamo chiamati a riflettere sul dolore, come quello della Vergine Addolorata attraversata dalla sofferenza del figlio condannato a una morte ingiusta.

A pensarci bene, alcune ferite non arrivano per distruggerci, ma per mostrarci ciò che abbiamo davvero nel cuore.

Nel Vangelo di Luca sentiamo Simeone che dice a Maria: «Anche a te una spada trafiggerà l’anima». Maria non riceve una promessa di vita facile. Tuttavia riceve la verità. Dio non dà false promesse, ma quello che promette mantiene e anche se difficile, ci resta accanto per affrontare insieme il dolore.

E forse è proprio questo che ci mette più in crisi. Noi vorremmo un Dio che ci evitasse ogni dolore. Il Vangelo, invece, ci mostra un Dio che entra nella nostra storia e non ha paura delle sue ferite.

Quanta gente soffre. E qui Maria diventa vicinissima a noi. La sua ferita non la rende una donna sconfitta. La rende capace di comprendere il dolore senza scappare.

La prima lettura dice che Gesù «imparò l’obbedienza da ciò che patì». Non perché il dolore sia bello. Ma perché anche dentro il dolore possiamo imparare a fidarci.

Quando Simeone parla dell’anima trafitta, sta dicendo che ciò che accadrà a Gesù toccherà Maria nel punto più profondo di sé.

Immaginiamo la Santa Vergine con il petto ferito dalla spada. Non è un’immagine di disperazione. È il ritratto di una donna che ha attraversato il dolore senza lasciare che il dolore diventasse tutta la sua identità.

Quanta gente sente il bisogno di dimostrarsi forte facendo in modo che le proprie fragilità, le proprie ferite non esistano. Forse anche tu hai una ferita che non hai scelto. Non devi vergognartene. Puoi portarla davanti a Cristo e Lui le darà un significato diverso.

La ferita non è la tua fine, anzi può diventare il punto da cui ricominciare.

E tu? Stai ancora cercando di nascondere qualche ferita? Come si chiama?

don Domenico Bruno

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