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Sabato 19 Settembre 2026 – XXIV Domenica TO – anno A
1Cor 15,35-37.42-49 • Lc 8,4-15
In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città , Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità . Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.
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Se pensi che nella tua vita non succede niente, prova a chiederti se invece hai solo fretta di vedere sùbito il risultato.
Paolo dice una cosa rassicurante: ciò che viene seminato non è ancora ciò che nascerà . Il seme deve attraversare una trasformazione. Quello che sembra debole può diventare potente. Quello che sembra perduto può diventare vita.
Gesù parla del seminatore che sparge il seme senza fare calcoli, senza aspettarsi niente… E il seme cade dappertutto. Anche dove non produrrà nulla. Anche dove verrà soffocato. Anche dove sembrerà sprecato.
Come non pensare al tempo in cui viviamo, dove si pretendono risultati immediati. Lavorando a scuola, mi ha colpito sentire al telegiornale una notizia che confermava un dato che avevamo già constatato: due studenti su tre chiedono aiuto prima all’intelligenza artificiale o a Google, mentre solo l’8% alza la mano per chiedere al professore. Questo perché l’insegnante ti porta a ragionare, a impiegare tempo, mentre si va sempre più alla ricerca di risposte velocissime e di cui si dimentica presto la risposta. E la vita non funziona così. Alcune cose hanno bisogno di essere custodite, curate affinché portino frutto.
Essere perseveranti non significa ostinarsi quando tutto va male. Significa continuare a dare spazio a ciò che credi possa diventare vita, anche quando ancora non lo vedi.
Chi lavora in campagna lo sa: il seme viene affidato alla terra proprio quando sembra scomparire. Per Paolo è quasi una fotografia della Pasqua. Non tutto ciò che sembra finire è perduto.
Cristo non ti chiede di essere già arrivato, ma di lasciarti trasformare.
È quello che succede ai santi martiri: anche se non capiscono tutto lasciano che la propria vita sprofondi nelle mani di Cristo in attesa che venga trasformata.
Allora, anche tu non avere fretta di comprendere tutto. Continua a custodire ciò che vale. La speranza cristiana comincia proprio lì, dove noi vediamo soltanto un piccolo seme.
E tu? Cosa stai ancora aspettando di vedere? Sei consapevole che qualcosa sta già crescendo e di cui non ti sei ancora accorto? Hai desiderio di attendere con pazienza e perseveranza?
don Domenico Bruno
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