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Venerdì 25 Settembre 2026 – XXV Domenica TO – anno A
Qo 3,1-11 • Lc 9,18-22
Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
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Oggi viviamo esperienze troppo velocemente, tanto da non riuscire più a gustarle davvero. Anticipiamo rapporti, cibi, esperienze di ogni genere, prima del tempo. Vestiamo perfino i bambini da ragazzini e gli adolescenti sembrano già ventenni.
Sembra quasi che abbiamo difficoltà a vivere il tempo presente, e siamo sempre proiettati al futuro che invochiamo alla velocità della luce… perdendoci ciò che un giorno rimpiangeremo e invocheremo con nostalgico rancore. «ah, se avessi saputo…», oppure «se potessi tornare indietro…».
Nella prima lettura il Qoèlet oggi sembra quasi parlare alla nostra generazione. «Tutto ha il suo momento». C’è un tempo per nascere, per piangere, per ridere, per cercare, per perdere, per parlare e anche per tacere. Noi invece spesso vogliamo saltare i tempi. Vorremmo sapere subito chi siamo, dove andremo, se abbiamo scelto bene.
Gesù, invece, ci insegna un atteggiamento umile. Si ritira a pregare e solo dopo domanda ai suoi: «Le folle, chi dicono che io sia?». Poi restringe il campo della domanda: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Pietro risponde: «Il Cristo di Dio». Ha trovato una parola. Ma subito Gesù gli mostra che seguirlo non significa avere tutto chiaro. Il Cristo dovrà soffrire, essere rifiutato e risorgere.
Forse è questo che ci manca quando abbiamo fretta di capire la nostra vita. Pensiamo che trovare una risposta significhi aver già risolto tutto. Invece alcune cose hanno bisogno di tempo.
«Cristo» significa l’Unto, colui che era stato consacrato per una missione. Gesù però non presenta una vita senza ferite. Presenta una vita che attraversa anche la sofferenza senza perdere la speranza. È attraverso quella sofferenza che si risolve la missione del Cristo. Le difficoltà sembrano non passare mai, è come se il tempo rallentasse, eppure ci portano al di là del momento presente, formandoci e preparandoci al futuro che ci aspetta.
Saltare i momenti e non attendere il tempo giusto, significa arrivare spesso impreparati e incapaci di affrontare la vita che abbiamo voluto inseguire a tutti i costi. Penso ai giovani cantanti che all’improvviso diventano fenomeni dell’industria musicale, ma non riescono a stare dietro al successo e spesso si perdono.
Così la meridiana può rappresentare il pensiero di oggi. La meridiana non corre. Non insegue il sole. Segna semplicemente l’ora quando arriva.
Anche a te non deve arrivare tutto oggi. Lascia che Dio faccia maturare ciò che ancora non riesci a comprendere.
Perché hai così tanta fretta di arrivare?
don Domenico Bruno
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