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Martedì 6 Ottobre 2026 – XXVII Domenica TO – anno pari
Gal 1,13-24 • Lc 10,38-42
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
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Ti sei mai chiesto in cosa stai concentrando le tue energie e le tue attenzioni?
Perché puoi essere fisicamente in una stanza e avere la testa da tutt’altra parte. Puoi stare con qualcuno e intanto controllare il telefono. Puoi fare mille cose e non esserci davvero in nessuna.
Marta accoglie Gesù e si mette a “fare”. Maria invece si siede e “ascolta”. Marta non sta facendo qualcosa di sbagliato. Sta servendo. Ma a un certo punto quel servizio la prende completamente. E Gesù le dice: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno».
Questa frase oggi fa quasi paura. Perché viviamo dentro una cultura che ci convince che dobbiamo essere sempre occupati e ormai convinti che se non facciamo qualcosa, sembra di perdere tempo e facciamo mille cose per paura di annoiarci. Quindi riempiamo i nostri istanti liberi con social e reel.
Papa Leone XIV aveva detto ai ragazzi di non diventare troppo dipendenti dalla tecnologia e di imparare a pensare. Una provocazione molto attuale. Pensiamoci un attimo: uno schermo può occupare gli occhi senza avere davvero la nostra attenzione.
Paolo, nella Prima Lettura, racconta di essere cambiato. Prima perseguitava la Chiesa, poi annuncia proprio quella fede che voleva distruggere. Non è rimasto prigioniero della persona che era stato.
Forse ascoltare significa anche questo. Fermarsi abbastanza da permettere a qualcosa di cambiare dentro di noi. Però bisogna avere il coraggio di fermarsi e chiamare per nome quella cosa, altrimenti non la possederai mai, anzi sarà quella a possedere te, il tuo tempo e a gestire i tuoi sentimenti.
San Bruno, monaco che oggi ricordiamo, lasciò una vita fatta di insegnamento e responsabilità per cercare nella solitudine uno spazio di incontro con Dio. La sua solitudine non fu fuga dal mondo, ma ricerca dell’essenziale.
Forse non ti serve “fare” di più. Ti serve “esserci” di più.
don Domenico Bruno
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