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Sabato 10 Ottobre 2026 – XXVII Settimana TO – anno pari
Gal 3,22-29 • Lc 11,27-28
In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».
Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».
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Siamo immersi in una realtà fatta di molti suoni e voci. Distrazioni continue ci portano a veder scorrere intorno a noi cose ad una velocità tale che non riusciamo a prestare la giusta attenzione e di cui dimentichiamo subito l’esistenza. Sentiamo molto. Troppo. E prestiamo troppa poca attenzione. Non ascoltiamo.
Forse è uno dei nostri veri problemi di questo tempo. Ascoltare significa interiorizzare, prestare attenzione, non lasciare che l’indifferenza prenda il sopravvento.
Una donna vede Gesù e rimane colpita. Lo esalta attraverso sua madre. Gesù però sposta subito il discorso: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!». Non basta pregare formule di preghiera. Non basta “sentire” la messa, come si suol dire. La Parola deve prendere forma nella vita.
Paolo, nella Prima Lettura, dice che in Cristo non ci sono categorie che valgono piĂą delle altre: «Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede». Prima dei risultati, del ruolo, dell’immagine che mostriamo agli altri, c’è un’appartenenza. Sei figlio.
E questa cosa oggi è tutt’altro che scontata. Papa Leone XIV ci sta avvertendo che corriamo il rischio di vivere schiacciati dalle aspettative, dalle prestazioni e dalla paura di non essere all’altezza. E quanto è deleterio per i giovani questo!
L’ascolto biblico portava con sĂ© l’idea di accogliere e mettere in pratica. Per questo GesĂą unisce due verbi che noi spesso separiamo: ascoltare e mettere in pratica.
C’è un detto che fa: “Roma non è stata costruita in un giorno”. Ci ricorda la lentezza della costruzione di cui ha bisogno qualcosa per essere magnifica. Come la vita che si forma nel grembo che ha bisogno di 9 mesi, e non di 9 giorni.
Penso alla tanta musica che oggi ascoltiamo. Passa veloce e offre messaggi sempre piĂą estremi che, goccia dopo goccia, stanno contribuendo alla formazione delle nuove generazioni.
Anche la fede ha bisogno di tempo per diventare vita. Costantemente. E piĂą lentamente.
Forse allora la domanda non è quanto ascolti, ma, di quello che ascolti, che cosa sta diventando vita? Come ti sta formando?
don Domenico Bruno
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